Da dove viene davvero il rito dell'aperitivo: le origini ottocentesche a Torino
Cultura · 5 min di lettura
Prima che Milano trasformasse l'aperitivo in un fenomeno di massa negli anni '90, prima ancora del Campari e del vermouth Carpano, esisteva già un'idea di bere qualcosa prima di cena per aprire l'appetito. È un'abitudine che affonda le radici nell'Ottocento, e che nasce — come molte cose legate all'aperitivo italiano — a Torino.
I café-chantant e il pomeriggio come rito sociale
Nella Torino dell'Ottocento, capitale del Regno di Sardegna e poi prima capitale d'Italia, i café-chantant — locali con musica dal vivo e spettacolo, molto in voga nell'epoca — erano il centro della vita sociale cittadina. Non si andava lì solo per un drink veloce: ci si passava il pomeriggio intero, spesso fino a scivolare naturalmente nella cena. È in questo contesto che nasce l'idea di una bevanda pensata apposta per accompagnare quelle ore, capace di stimolare l'appetito senza appesantire troppo prima del pasto.
Il vermouth come primo "aperitivo" nel senso moderno
Il vermouth di Antonio Benedetto Carpano, inventato nel 1786 (la storia completa è nel nostro articolo dedicato), fu probabilmente il primo prodotto pensato esplicitamente per questa funzione: un vino aromatizzato, leggermente amaro, da bere prima dei pasti. Fu re Vittorio Emanuele II ad apprezzarlo al punto da renderlo la bevanda ufficiale della corte sabauda — un endorsement che ne decretò il successo ben oltre i confini del Piemonte.
Le grandi case e la nascita di un'industria
Nel corso dell'Ottocento, attorno al successo del vermouth, nascono a Torino alcune delle case produttrici che ancora oggi definiscono l'aperitivo italiano — Martini, Cinzano, Cocchi — ognuna con il proprio stile. È lo stesso periodo in cui, secondo alcune fonti, anche Gaspare Campari sviluppava le prime ricette del suo bitter, prima di trasferirsi a Milano e aprire la bottega che avrebbe reso il Campari un simbolo cittadino (la storia è nel nostro articolo dedicato).
Dal vino aromatizzato agli stuzzichini
Verso la fine del secolo, all'abitudine di bere un vermouth prima di cena si affianca quella di accompagnarlo con piccoli stuzzichini — soprattutto olive e salatini, molto lontani dai buffet abbondanti dell'happy hour milanese di un secolo dopo, ma già un primo segnale di quella combinazione tra bere e mangiare che sarebbe diventata il tratto distintivo dell'aperitivo italiano moderno.
Vuoi scoprire come questo rito ottocentesco è arrivato fino all'happy hour milanese di oggi? Trovi la storia completa nel nostro articolo sull'invenzione dell'aperitivo alla milanese.
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